lunedì 3 marzo 2008

La Cripta e il Sogno

Dietro l'odore dell'archeologo
21 ottobre 2008
Al risveglio il gruppo si riunì a raccontarsi il frutto delle ultime ricerche della notte, prima di decidere il da farsi. Ismael aveva ottenuto davvero poco, non era riuscito a sapere nulla sulle ricerche sui manufatti, non tenevano nessun tipo di appunto sul computer (e questo dava ancora più importanza ai fogli che erano scomparsi). Il prete, accompagnato da Giulia, lasciò il resto del gruppo al locus di Ceri per andare a sincerarsi delle condizioni dell'ultimo studente, e cercare di cavargli qualche informazione in più su quanto fosse successo. Giunti in ospedale, scoprirono che anche l'ultimo ragazzo iniziava a dare i primi lievi segni di debilitazioni, ed aveva lo sguardo di chi è sicuro di dover morire: il suo amico, che ventiquattr'ore prima stava bene, era praticamente dato per morto, ed i medici in una notte di ricerche non avevano fatto il minimo passo avanti; niente di strano che il ragazzo non avesse molte speranze.
Non avevano fatto scavi né ne avevano pianificati, quasi non avevano toccato il manufatto con le mani nude; non avevano incontrato nessuno, nessuno era entrato in casa appresso al loro professore, né lui lavorava con qualcuno. Nessuna traccia concreta, né alcun appiglio per individuare cause della malattia. Lungo la strada Nicolau e Giulia continuarono a chiedersi, se non c'erano spiriti o riti attorno alla loro casa, cosa potesse stare uccidendo i ragazzi, e che forse aveva ucciso già il professore.
Al locus, il branco cercò intanto di sciogliere alcuni dubbi. I luni assicurarono che la Divoratrice non aveva patti in corso, né aveva fatto patti da poco tempo con gruppi di anshega, ciò significava che la sparizione dello studioso proprio nel suo territorio restava un mistero. Se la malattia non era colpa di spiriti o di puri, poteva essere qualcosa di sconosciuto, e chi faceva riti di origine sconosciuta, forse vudù, se non Marco Aurelio e i suoi seguaci? Pietro prese il telefono e chiamò Sebastian.
«Hei, Sebastian, come va?»
«Ciao. Bene, ce ne siamo andati da quel posto, siamo lontani». La voce del rahu era sensibilmente sollevata.
«Mi fa piacere per voi. Neanche vi chiedo dove siate andati a finire, ma mi servono delle informazioni su Marco Aurelio».
Pietro era andato dritto al punto, questo a Sebastian non dispiacque. «Dimmi tutto».
Qui stanno succedendo cose strane, abbiamo persone che si ammalano, ma non riusciamo a trovarne la causa. Volevamo chiedere a Veronica cosa lei sapesse delle capacità del vampiro e del nero…»
«Guarda, come sai Veronica adesso dorme. Lei ne sa di più, ma mi ha detto che traffica in qualche modo con le malattie. Ma non so altro».
“Di nuovo lui, c'era da immaginarselo”. Avevano sempre di più a che fare col vampiro, questa cosa non era buona, ma avere una traccia della causa della malattia era un sollievo, e poter dare un'altra colpa al vampiro dava a Pietro una sottile gioia. «Bene. Ci risentiamo stanotte, quando Veronica sarà in piedi. Grazie, Sebastian». Pietro attaccò il telefono. «Gabriel, Ismael, potrebbe davvero essere il vampiro…». In un certo modo, sorrise.

Quando Giulia e Nicolau arrivarono, il resto del branco stava pianificando la prossima mossa, riassumendo un po' tutti i problemi da cui cercavano di uscire. Il lupo-prete mise il piede fuori dall'auto e fu subito oggetto degli sguardi interrogativi dei suoi compagni. L'abito talare nero sbatteva al vento contro lo sportello a cui si appoggiava. Senza, muoversi, parlò.
«Non sa quasi niente, quegli appunti erano suoi ma non sono riusciti a trovargli un significato. Sta male, ed è così spaventato che non riesce a pensare. L'unica cosa che sono riuscito a sapere è che il professore usciva spesso, sempre nella zona in cui è sparito, perché era convinto che ci fosse una tomba, lì da qualche parte».


Il bosco di Ceri risuonò ancora una volta alla voce di Ira-dello-Spirito. Un gruppo di lombrichi soffriva la propria piccola agonia nelle fiamme di una offerta rituale, e lentamente prese corpo, all'interno del cerchio tracciato nell'erba, uno spirito talpa. Lo spirito talpa avrebbe fatto ricerche per conto del branco nell'hisil, cercando quello che avrebbe dovuto essere il riflesso spirituale di una tomba sotterranea. Chiese cinque ore per cercare indizi sull'archeologo oltre il guanto, fino al tramonto; nel frattempo il branco avrebbe setacciato il terreno nel mondo materiale. Se da qualche parte c'era qualche traccia del professore, sarebbe uscita fuori.
I sei si lanciarono alla caccia, organizzati, in una spirale uscente dal punto della sparizione. Tuttavia l'unica cosa che trovarono fu la conferma di ciò che già sapevano. Tornarono al luogo dell'evocazione, sperando che almeno il loro piccolo emissario avesse scoperto qualcosa, ma la notizia fondamentale era destinata ad essere dove non si sarebbero aspettati: lo spirito talpa non tornò.
«È stato discorporato, sottoterra, da qualche parte nella zona della Divoratrice. E chi l'ha discorporato si chiama “Duellante Guardiano”». Quando Gabriel riferì quanto appena saputo dai Luni, la mossa successiva fu chiara a tutti: tornare nell'hisil, e tirare fuori allo spirito-ragno quel che sapeva.


Un gaffling per la Divoratrice
21 ottobre 2008
Le forme dalu e urshul dei Forgiati dal Sangue si avvicinarono allo spirito-ragno disponendosi pronti a qualsiasi mossa, pronti anche all'idea del combattimento. Non si aspettavano un attacco, ma lo spirito era abbastanza diverso da quanto incontrato fin'ora e non si sentivano sicuri di nulla. Le piccole formiche che circondavano la tana della loro signora si mossero coordinate per lasciare un'area libera, guidando il gruppo un passo dopo l'altro verso la Divoratrice. Il branco si strinse a cerchio, l'elodoth pronto a parlamentare, Gabriel e Pietro subito dietro.

«Salve Divoratrice. Veniamo nuovamente perché abbiamo bisogno di un'altra informazione».
Il grosso ragno si mosse, prendendo una posizione in cui poteva dominare con lo sguardo l'intero gruppo. «Di che cosa avete bisogno adessso… da mee?» sibilò con la sua voce sottile, fra il curioso e l'interessato.
«Conosci uno spirito chiamato il Duellante Guardiano? Sappiamo che si trova nel tuo territorio».
«Sssì, lo conosco». Le numerose bocche si muovevano alternate. «Sta… qui vicino».
L'elodoth fece un passo avanti. «Potresti indicarci dove si trova, vero? Qual'è questa volta il tuo prezzo?»
«Ssì… potrei indicarvelo… Il mio prezzo?… Questa volta è un piiiccolo Gaffling. Portatemelo… e vi indicherò la ssua taana».
«Sta bene».
I piccoli spiriti servitori cominciarono a muoversi per condurre di nuovo il gruppo di uratha. Il branco si lasciò di nuovo guidare dalle formiche. Fuori dalla radura della divoratrice, Cassio puntò la cupa foresta, pronto alla battaglia. «Bene. Dobbiamo trovare uno spirito. Portarglielo. Basta. Io sono pronto alla caccia – voltò il muso enorme verso il resto del branco – Voi?»
L'alfa era fermo, in piedi, ai confini della radura. Il suo tono fu drastico. «No».
«Come no?» Questa volta era Gabriel, al suo fianco, a parlare.
«Voi volete davvero cacciare uno spirito e consegnarlo ad essere divorato da quello spirito?»
«Certo», rispose Cassio.
«Sì», Gabriel.
«Quello è ciò che ha detto», Ismael.
«Io non ho nessun problema», puntualizzò l'elodoth.
Giulia rimase in silenzio, aspettando curiosa di sapere quali fossero i pensieri di Pietro. Lui se li guardò tutti. «Voi volete catturare uno spirito e consegnarlo, inerme, nelle mani di uno spirito?
«Non sono d'accordo». I pensieri continuavano ad affollarsi frenetici nella mente del Cahalith. Era di nuovo in diretto contrasto con il volere di tutto il branco, di tutto il Suo branco, gli uratha di cui avrebbe dovuto essere la guida. E per di più questa volta stava avvenendo nel territorio più pericoloso: l'hisil. «Tutto questo non è onorevole, non mi piace. Non mi piace affatto». Pietro parlava calmo, scandendo le poche parole al ritmo di tutti pensieri che gli affollavano la mente.
«Come non ti piace? Ci ha chiesto un gaffling,noi glielo portiamo. Non ci vedo niente di male».
«È questo il problema, Cassio. Non voglio cacciare uno spirito per darlo a morte certa». Confusi gli tornavano in mente i termini del Giuramento di Luna.
«Perché?» Anche Gabriel sembrava scettico.
«Non c'è nessuna battaglia, è una consegna alla morte, è… da…» “Carnefici”, avrebbe voluto dire. No, il Giuramento non sarebbe stato contrastato.
«E dunque?» Anche il prete si unì alle voci contrastanti. «Siamo lupi mannari non siamo le balie degli spiriti».
Si fece sentire anche il primo idioma dell'urshul di Ismael «Che succede Pietro? Cosa non va in questo?»
Già, che cosa c'era che non andava? Nulla del Giuramento era contro quello che la Divoratrice aveva chiesto loro, ma a Pietro continuava a non piacere per niente tutto ciò. Non c'era niente di epico, di glorioso o di puro nel consegnare la vita di un ostaggio, anche se lui per primo sapeva che la storia non è fatta solo di atti esemplari, e “belli”. Nessuno, dopo loro Padre, poteva permettersi di cacciare e dominare, per questo c'era il guanto.
Tuttavia, continuava a non piacergli. Non c'era morte nella lotta, non c'era nessuna possibilità di resa per il loro avversario. Anche se non era contro questo che Lupo Rosso aveva chiesto loro di giurare, qualcosa dentro di sé gli diceva che neanche da Artiglio Sanguinario la cosa gli piaceva. Cercò lo sguardo di Cassio, compagno di tribù, ma i suoi denti erano digrignati nel pregustare il sapore della preda, il suo sangue di rahu gli strappava la pazienza. Anche il terzo Artiglio, Giulia, la sorella d’auspicio, questa volta sembrava guardarlo incuriosita, divertita. Neanche Giulia riusciva a capire i dubbi che lo attanagliavano.
«Allora, andiamo?»
«No, Gabriel, andate voi». Prendere uno spirito ed usarlo come merce. No. «Io mi dissocio, questa volta».
«Non puoi dissociarti, sei il nostro alfa».
Ancora la storia dell'alfa. Che senso aveva, ormai? «Vuoi essere te l'alfa? Io non voglio quello che volete voi, non ha senso che io sia l'alfa». Pietro non aveva mosso un passo dal confine del territorio della Divoratrice. Piccole formiche spirito continuavano ad andare e venire anche fra i suoi piedi, come a raccogliere brandelli di parole oltre a brandelli di cibo.
«No, te sei l'alfa, sei tu che devi dirci cosa fare!»
«NO! Vuoi saperlo meglio di me cosa sia un alfa? L'alfa dev'essere l'anima del branco; e voi siete sempre in contrasto con le mie scelte. In questo senso, non c'è motivo perché sia io che vi debba comandare!»
Gabriel tornò indietro. Ismael intuì che qualcosa poteva accadere. Per tutto il tempo era rimasto attento all'area, non gli piaceva quella discussione, non in quel luogo. Nelle situazioni di pericolo il branco è compatto, e l'hisil è la terra dei pericoli; e se conosceva i suoi più vecchi compagni la discussione non si sarebbe spenta facilmente. Con un giro largo cominciò ad avvicinarsi ai due.
«Io non sono adatto ad essere l'alfa, sono troppo impulsivo; e Ismael è al contrario sempre troppo prudente – con gli occhi seguiva i movimenti dell'irraka – mentre te sei il giusto mezzo fra di noi. Non tirarti indietro».
Pietro si girò, con lo sguardo carico di dubbio, verso Ismael. «Non è questo il posto per litigare. Siamo ancora vicini alla Divoratrice».
«Lo so. E non importa». Uno spirito come moneta di scambio. Infilato a morte nella bocca di un altro. Non avrebbero torturato nessuno, ma il suo branco era pronto a consegnare la vita di qualcuno così tranquillamente. Certo, si trattava di uno spirito. “Lo farei con un uomo?” Loro erano tanto carne di uomo quanto spirito di lupo. Dovevano rispettare entrambe le nature.
“No, non lo farei con un uomo. Sono per metà uomo e per metà lupo, appartengoe e rispetto tutte e due le specie; è allo stesso modo che sono metà carne e metà spirito, creatura di entrambi i mondi”. «Voi volete consegnargli il gaffling che lei ha richiesto?» La domanda suonava definitiva. «Sì» rispose un coro di voci. “No”.
«Io vado a chiedere alla Divoratrice un altro pagamento».
Pietro fece per voltarsi, ma la mano di Gabriel era già sulla sua spalla. Un colpo, più di un gesto di stizza, partì all'istante verso Gabriel, ma come uno si aspettava di essere bloccato l'altro si aspettava il colpo, pronto a schivare. Più veloce di entrambi, una forma urshul si lanciò sull'alfa a dividere i due compagni prima che venissero alle mani. Ismael atterrò Pietro, che non fece nessun tipo di resistenza. «Non è con te che sto parlando, Ismael»
Anche Gabriel non voleva Ismael fra i piedi. Si avvicinò e accompagnò lontano l'urshul. I due si ritrovarono faccia a faccia, ma ormai i toni si erano spenti. Entrambi sapevano che si sarebbero preso riaccesi, ma non in quel luogo, e non in quel momento.
«Vado dalla Divoratrice. Che voi vogliate venire, o meno». Pietro aspettò la risposta di Gabriel, prima di girarsi.
«Se vai, non vai solo».
«Io vado, sei libero di seguirmi». Si girò e si incamminarono verso il centro della radura, seguiti a distanza da Nicolau e Ismael, mentre Giulia e Cassio continuavano ad aspettare anche solo una parola per cominciare la caccia.

La Divoratrice non volle altro, forse era divertita dalla scena, e probabilmente sapeva che non rischiava di perdere la sua preda. Il branco aveva tutti i motivi per fare quella caccia, e Pietro non aveva nulla, se non i suoi dubbi, per impedirlo. In quel momento i compagni gli sembrarono sempre più un branco di lupi senza scrupoli, a cui non si sentiva quasi di appartenere, e lontano da ogni sua ottica era fargli da guida.
«Se volete trovare la preda, andate. Io non partecipo a tutto ciò».
Il gruppo, dopo qualche dubbio, si lanciò alla caccia. L'unica cosa che avrebbe voluto era andarsene a fare una corsa sfrenata in un bosco ululando alla Luna, ma il branco era nell'hisil, e Pietro lo seguì questa volta per ultimo, pronto a lottare a fianco di tutti loro al primo pericolo. Era sempre il suo branco.


Discesa
21 ottobre 2008
Lo spirito serpente tentò di scappare appena Cassio mollò la presa con cui lo bloccava. Il corpo colpì la tela per scivolare via, ma non riuscì a strisciare. Per una serpe la tela di un ragno è una trappola ancora più mortale, dopo pochi scatti era completamente avvolta dalla tela, e lo spirito rassegnato al suo destino. La Divoratrice fece la prima mossa verso il suo cibo.
«Aspetta», intimò Gabriel, in testa al branco «prima di mangiarlo, rispetta i patti, e dicci dove si trova il Duellante Guardiano». Nicolau era in fondo, a leccarsi ancora le ferite, rimasto accanto all'alfa, in disparte. La piccola caccia non era andata liscia, e l'hisil aveva dimostrato ancora una volta la sua pericolosità anche nelle più piccole cose.
La preda scelta, un piccolo serpente isolato, era nascosto in un cespuglio, il branco l'aveva circondata tentando di bloccarla. Ma lo spirito era tenace, ed il suo morso, in un senso spirituale, velenoso. Il prete si era buttato nella mischia con gli altri, ma era rimasto troppo scoperto, aveva osato prendere sottogamba l'hisil, ed il serpente ne aveva fatto il suo bersaglio in un disperato tentativo di sopravvivere.
Nicolau guardava la preda contorcersi e poi fermarsi nella ragnatela, e sentiva ancora il segno delle ferite rigenerate, la puntura dei morsi della preda. Aveva sbagliato la lotta, era convinto della sua superiorità, il ruolo di dominatore dei due mondi da cui era stato investito da Dio avrebbe dovuto bastare. Lui, che aveva sempre pensato che persino con gli spiriti la chiave fosse il dialogo, si ritrovò nella testa il pensiero della forza fisica, il gusto di essere più forte.
Guardò PIetro, accanto a sé. L'alfa non aveva occhi per lui, ma guardava la scena, la sua faccia dalu non riusciva a mascherare il disprezzo per quello che stavano facendo. Si era opposto, poi li aveva lasciati fare. Guardava i membri del suo branco fare ciò che lui non avrebbe mai fatto, da solo. Forse non era l'alfa giusto, non era la persona per guidare il gruppo. Il capobranco non è una carica elettiva, è una questione di forza, ed era lì che Pietro aveva mollato.

Le formiche accanto a loro iniziarono di nuovo a muoversi. Un piccolo servitore, più grande dei suoi fratelli, si portò in testa al branco: la Divoratrice gli stava indicando la strada. Gabriel, Cassio, Ismael e Giulia seguirono il piccolo spirito. Pietro si rimise in moto, mutando lentamente in forma urshul. Il prete, con un occhio sempre alle proprie spalle, seguì gli altri per i pochi passi del loro viaggio. Si fermarono lì vicino, nei pressi della radura: così celato da sembrare invisibile c'era un ingresso nascosto, un cunicolo sotterraneo di cui non si vedeva la fine, tanto stretto che Cassio ci passava appena in forma di lupo.


Al di là di un cammino di cinque minuti dentro la terra, il cunicolo si allargò velocemente e una luce innaturale rischiarò la stanza dove arrivarono: era una cripta sotterranea. La parete alla loro destra era completamente ricoperta di simboli. Gli uratha si allargarono nella stanza, odorando l'aria e controllando la zona, disponendosi in un'istintiva formazione di difesa. Nessun segno del Duellante Guardiano.
La parete era piena di raffigurazioni, persone, lupi mannari, qualcosa che non era né uno né l'altro, in uno stile che cambiava gradatamente. Da simboli che ricordavano molto le rappresentazioni etrusche del vaso, a segni che avrebbero detto essere molto più moderni. L'uran di Pietro era rimasto però immobile, al punto in cui era arrivato.
«Questo». Non disse altro. Quello era il posto che aveva sognato, lì o avrebbero pugnalato e la sua Giulia sarebbe morta, e degli altri non ci sarebbe stata traccia. Un brivido gli correva sulla schiena accapponandogli i peli. La voce di Ismel lo strappò a quella sensazione.
«Sì, questo è il posto che ho sognato, è qui che sarò pugnalato».

Giulia non sembrò neanche ascoltare quello che diceva il suo alfa, il muso era quasi schiacciato a leggere quello che i simboli sembravano dire. E da come muoveva le dita, sembrava riuscire in qualche modo a decifrarli. Pietro di quei simboli non capiva molto, e una manciata di mesi in più da lupo mannaro non sembravano abbastanza. Sentì una fitta d'orgoglio che lo ristabilì del tutto dallo shock di vedere, per la prima volta, un elemento del suo sogno così vividamente concreto.
«Io e Giulia controlliamo questi segni, voi fate attenzione a noi e a tutto. Ismael?»
«Qui sembra sicuro».
«Bene, allora salite, l'attacco dei Puri, o di chiunque altro, può arrivare solo da sopra. Qui restiamo noi due, e un terzo che ci guarda le spalle in silenzio».
«Resteremo vicino al cunicolo, qualsiasi problema, ululate».
Detto ciò, l'ithaeur, con l'elodoth e il rahu iniziarono a risalire il cunicolo, mentre l'irraka faceva da guardiano silenzioso ai due cahalith.


Cunicolo
28 ottobre 2008
“Di certo non la via più facile da percorrere in caso di percolo”.
Ismael correva per il cunicolo, verso i suoi compagni all'aria aperta. Il respiro affannato trascinava forte l'odore della terra fresca, così vivido e concreto. Era incredibile quanto l'hisil potesse essere alieno e familiare allo stesso tempo. Saliva per chiamare qualcuno che aiutasse i cahalith a sbloccare la porta. Secondo Giulia servivano più uratha, e Pietro l'aveva mandato, di fretta. a chiamare qualcuno e lasciare una guardia. Si stavano inabissando nella situazione del sogno, e non sembrava piacergli per niente; d'altronde era la stessa sensazione che aveva Ismael.
L'ululato di aiuto di Giulia lo raggiunse appena un attimo precedente a quello di Pietro. Puntò un piede e cambiò direzione di scatto, ululando nella discesa. I primi bagliori di luce che già vedeva si fecero subito buio e spinse il muso nell'oscurità.


Giulia
28 ottobre 2008
Giulia e Pietro erano lontani, stremati dalla lotta, sanguinanti. Non smisero di guardarsi neanche quando il resto del branco li raggiunse. Erano entrambi in forma completamente umana. La parete dietro i simboli si era leggermente scostata, rivelandosi come un portale di grosse dimensioni. Pietro era coperto di ferite, ancora sanguinanti, un ginocchio a terra, la mano tentava di tamponare un buco profondo che non voleva richiudersi al braccio destro; sembrava avere difficoltà ancora a rimettersi stabilmente in piedi. Giulia se l'era cavata con una profonda artigliata che la segnava dalla vita fino alla spalla.
Soprattutto, non c'era traccia di avversari da nessuna parte.

«Fermatelo, è impazzito!» Giulia gridò, indicando il compagno ferito.
«No, è stata lei, mi ha attaccato, le è successo… qualcosa». Non finì quasi di parlare che Gabriel gli saltò addosso, mentre Cassio si occupava di bloccare Giulia. Nessuno dei due oppose resistenza. «Gabriel, ad un certo punto mi è saltata addosso, non ho capito cosa sia successo…»
«Mi ha attaccato, abbiamo lottato, sono riuscita a non farmi colpire molto». Giulia interruppe Pietro indicando la ferita che la segnava.
Pietro offerse le dita all'ithaeur «Senti, Gabriel, lo conosci l'odore di Giulia, e qui non ce n'è traccia».
«Ti credo». Si spostò, lasciando libero di muoversi il compagno.
«Qualsiasi cosa sia successo, tenetela d'occhio, e tenete d'occhio anche me se volete».
«Non mancheremo». Cassio fece due passi indietro, lasciando libera Giulia di muoversi.
«Stavamo controllando le incisioni, stavamo per aprire la porta…»
Gabriel la guardò di sottecchi. «Come fai te a conoscere queste iscrizioni?»
«Una delle riunioni di cahalith, nella foresta, mesi fa. Ce ne erano di molto simili». Lei lo guardò negli occhi per un attimo, poi mentre ancora parlava tornò a guardare i segni. «C'è bisogno di più persone, bisogna toccare dei simboli.

Pietro tornò al suo posto, Giulia rimase indietro, a studiare la situazione, lasciando il posto al prete. Il terzo posto fu preso da Gabriel, e come gli altri due, un altro simbolo si illuminò. Ismael si fece avanti quando videro che la porta non accennava a rimettersi in movimento, e impose, come i compagni, le mani su un altro simbolo. L'enorme portale si mosse, ma il movimento fu minimo: il procedimento sembrava quello giusto, ma l'apertura era ancora troppo piccola anche per la forma uran del più esile di tutti loro. La cahalith rimase a studiare i simboli; si mosse, lentamente, per vedere cosa mancasse, quali potessero essere gli altri simboli da attivare. Guardava quei simboli, e muoveva lenti passi all'indietro, cercando una visuale d'insieme. Passò accanto a Cassio, per andare ancora più indietro. La sua mano cercava qualcosa, fra le vesti, ma era un movimento troppo lento, e troppo fugace.
Cassio scattò appena prima di lei: quello che cercava di nascondere era un pugnale, e lo stava per infilare nella schiena del rahu. Il suo attacco fu bloccato da un fulmineo pugno poteziato dal dono del Colpo Tremendo. Giulia accusò, ma senza arretrare di un passo, si preparò al contrattacco, scelse il punto in cui colpire, affondò la lama. Il colpo non andò però a segno: Cassio deviò la lama verso destra, mentre si spostava dalla parte opposta. Giulia alzò gli occhi.
Gabriel le stava correndo addosso trasformato nell'istantaneo urshul, Ismael controllava l'apertura, mentre Pietro, ancora pesantemente ferito, restava in seconda linea, assieme a Nicolau. Era bastato quello scambio di attacchi affinché i Forgiati dal Sangue fossero già pronto alla lotta: il branco aveva sentito che qualcosa da un momento all'altro sarebbe successo, ed erano stati pronti a scattare a qualsiasi eventualità – e non c'era voluto molto perché il pericolo arrivasse – anche se il pericolo nasceva fra loro stessi. Sempre che lei fosse ancora una del branco.
Gabriel le balzò addosso, sbilanciandola, mentre il compagno già s'avvicinava per sfruttare il vantaggio. L'ithaeur, però, fu sbilanciato e scartato quando Giulia crebbe all'istante fino ai due metri e mezzo della forma da combattimento, schivando l'urshul per scagliarsi, pugnale sempre alla mano, su Cassio. Egli accusò il colpo, e rispose con stessa moneta. Gauru, e testa bassa: attorno a Giulia anche gli altri due assunsero all'istante la forma da combattimento.
Lo scontro sembrò durare pochi respiri; pochi, potenti colpi, prima che lei esaurì la sua furia più bestiale. Quel che era successo prima già l'aveva provata, tornò Dalu, iniziò a schivare i colpi che le arrivavano – cercando ogni minima possibilità in una battaglia impossibile – sperando che i suoi avversari esaurissero presto la spinta selvaggia del gauru. Prese di striscio l'attacco di Gabriel, restando scoperta al morso di Cassio, che assaporò il suo sangue proprio mentre riprendeva sembianze semi-umane. Si girò verso il gauru e trovò un varco per affondare il pugnale. Non fu una gran mossa: Gabriel urlò, di rabbia e dolore, e scaricò tutta la sua forza nel colpo successivo, affondando di nuovo i denti nella carne.
La cahalith barcollò, ginocchio a terra. L'essenza non era più sufficiente a star dietro alle ferite, che continuavano a sanguinare. Non riusciva a non farsi accerchiare da due persone, e gli altri tre aspettavano solamente il momento per intervenire; ma tutti già sapevano che non ce ne sarebbe stato bisogno. Cassio torreggiava alla sua sinistra, e la furia dell'ithaeur stava per scagliarsi di nuovo su di lei. Tentò l'ultima, disperata mossa: si girò verso Gabriel, facendo ricorso ad uno dei propri doni spirituali: la furia uscì dal suo attaccante, entrò in lei, e all'improvviso era di nuovo gauru. Un attimo di gloria, ma fu un attimo.
Un colpo portato a segno, per due, tre ferite subite. Il panico superò la rabbia, la paura superò la furia. Si lanciò nell'unico spazio possibile fra i due, corse verso l'uscita. Quando si accorse che il passaggio era troppo piccolo per la sua forma, si girò. Il branco era tutto lì, attorno a lei, aspettando solo la sua prossima mossa perché chiunque portasse, suo malgrado, l'affondo finale.
Per una manciata interminabile di tempo, lei continuò a guardarli tutti, senza riuscire a oltrepassare il caos nella sua testa che le gridava solo di fuggire. Poi le ferite e il sangue perso ebbero la meglio anche sulla sua natura di cacciatore primordiale, e svenne.


La cripta e il Guardiano
28 ottobre 2008
La lama di Giulia aveva un manico in avorio, intarsiato con simboli vari, anche se semplici in confronto a quello che avevano visto. Fra l'altro non sembravano avere molto a che fare.
L'alfa si rigirava il pugnale fra le mani, chiedendosi più che altro che cosa fosse successo a Giulia. “Che cosa fosse Giulia”. Non voleva accettare ancora che li avesse traditi – tutti, e lui in particolare – ma sapeva che era così, glielo diceva la sua stessa parte cahalith, e questa era la cosa che bruciava di più.
«Pietro, puoi passarmi il pugnale?»
«Tieni Gabriel. Penso sia un feticcio, vero?» Lasciò l'arma nella mano del compagno, sapendo che voleva l'arma per studiarla. Nell'attesa tornò a guardare distrattamente le iscrizioni.
«Sì, è un feticcio» parlò dopo poco «ma è piuttosto debole, un piccolo jaggling, credo».
«Che effetto ha? Lo sai?» Ismael continuava a studiare l'apertura, annusando dall'altra parte gli era sembrato di sentire qualcosa cambiare, per un attimo.
«Sì Ismael. Quando mi ha colpito, ho sentito che mi sottraeva Essenza».

Cassio e Nicolau si occuparono di Giulia.
Fra gli zaini, erano riusciti a trovare abbastanza materiale – facette, corde, nastri – per immobilizzare la traditrice. Quando Pietro si rese conto che, espandendo i suoi sensi fino a percepire la condizione di tutto il branco, lei era come non esistere, non ebbero più alcuna remora a trattarla come traditrice e straniera. Debole com'era non si sarebbe mai liberata da come Cassio finì per legarla. Poi la abbandonarono in un angolo, lì dov'era svenuta. Il portale si stava aprendo, stava svelando lentamente quello che aveva tenuto nascosto chissà da quanto tempo.

La stanza al di là del portale era immensa, illuminata chiaramente da una luminescenza che sembrava non avere fonti. Venti metri di lunghezza, per circa una decina di larghezza, alta tre volte il più alto di loro. L'ombra di un luogo che non esisteva più secoli nel mondo materiale, forse addirittura, un luogo scavato direttamente nell'hilsil. Gli occhi saltarono per un attimo al centro, scorgendo di sfuggita l'altare, per poi andare alle pareti della sala. Il portale, e le iscrizioni che indicavano l'apertura, in confronto a tutto questo erano niente. Per tutta la loro lunghezza le pareti erano ricoperte di simboli, rune, iscrizioni. Diversi simbolismi si intersecavano, fondevano probabilmente sigilli e rituali di epoche e origini differenti. I Lupi rimasero affacciati a guardare tutto questo col fiato sospeso, facendo saltare gli occhi da una parte all'altra, correndo con lo sguardo da una parte all'altra, riconoscendo qualche simbolo sparso senza riuscire a dargli un significato. L'istinto li portava a studiare la stanza, a cercare il Duellante Guardiano, ma dello spirito non c'era traccia, e la loro curiosità umana era troppo forte. In breve però quella calma diventò pesante, assurda.
Al centro della sala c'era un altare, e sopra ad esso un osso, un dente, forse un canino di lupo mannaro. Si aspettavano di trovare lo spirito guardiano di questo posto, ma non c'era nessuno. Iniziarono a guardarsi intorno, fiutando una trappola senza riuscire a trovarla.
«Basta, io vado!» Cassio fece il primo passo “e se ci dev'essere una trappola, che venga”. Il pavimento era di terriccio, soffice. Continuò ad avanzare, poche falcate, fino a coprire metà strada fra loro e il dente. Poi il piede affondò nel fango. Cassio si tirò immediatamente indietro, sentendo la fatica di strappare il grosso stivale dal terreno, solo per accorgersi di essere con entrambi i piedi nel fango. Fece forza, saltò all'indietro, sperando che il terreno vicino all'ingresso almeno fosse rimasto solido. Così era.
Pietro e Gabriel, che si stavano avvicinando, si fermarono ai suoi lati. Ai piedi dei tre, il terreno iniziò a ritirarsi; il fango scivolò su se stesso, radunandosi ai piedi dell'altare da tutta la stanza. La forma che si stava delineando continuò a crescere, li superò in altezza senza accennare a fermarsi. Lo spirito che si ritrovarono davanti raggiunse alla fine quasi metà della stanza, di molto superiore allo stesso gauru di Cassio.
«Avete profanato questo posto. Dovete morire».
«Tu sei il guardiano di qui?» Il primo idioma di Pietro parlò a nome del gruppo.
«Sì. Voi lo avete profanato. Avete aperto la porta senza rispettare il rito». Lo spirito iniziò a scivolare sui sui stessi piedi, avvicinandosi con una velocità sorprendente ai tre dalu.
L'ithaeur prese la parola. «Aspetta. Abbiamo qualche domanda da farti. Di che rito parli?»
Il Duellante Guardiano rallentò, fino a fermarsi. Il suo volto non mostrava alcuna emozione, né lo fecero le sue parole. «Il prescelto conosce il rito per aprire il portale. Il sono qui a guardia».
«Certo, sei tu il Duellante Guardiano, giusto?» Gabriel si spostò di lato, guardando il suo alfa e i suoi compagni. Pietro era ferito, ma pronto lo stesso alla lotta.
«Sono qui ad aspettare il prescelto. E se ora avete finito con le domande, potete morire».
Il branco non provò neanche a replicare, lo spirito stava nuovamente scivolando veloce verso di loro. Saltarono all'unisono fuori dalla stanza, dove il Duellante era costretto da tutti i vincoli di protezione. Fuori dalla porta i Forgiati dal Sangue aspettarono, disponendosi come solo pochi minuti prima di fronte alla loro ex-compagna. Sfortunatamente avevano però sbagliato i conti. Un'ondata di terra corse sotto i loro piedi arrivando a bloccare l'unica uscita, mentre lo spirito varcò il portale entrando nell'anticamera in cui sarebbero dovuti stare al sicuro. Agì prima di tutti loro, colpendo il cahalith con uno schianto così possente da sbalzarlo lontano. Per colpire, si era però infilato in un semicerchio di lupi mannari, e tutti gli saltarono addosso contemporaneamente con tutta la ferocia che avevano.
All'istante lo spirito si trovò attaccato da due gauru, mentre Ismael sfruttava la forma urshul al suo meglio per distrarre l'avversario. Cassio combatteva in dalu, spossato dalla lotta contro Giulia. Quasi tutti gli attacchi si infransero però sulla dura corazza di terra che lo spirito aveva creato attorno a sé. Cassio riuscì a trovare un buon varco fra le crepe, e Gabriel affondò i denti fino a sbriciolarne una parte su di un braccio, e portarsi via brandelli di spirito.
Pietro era rotolato a terra. Ancora debole, accusò il colpo, e attese che la sua rigenerazione naturale si occupasse dell'ultima botta – per quanto forte, un impatto è difficilmente un problema per un lupo mannaro, ma aveva bisogno di tempo per recuperare. Attese, e attese il momento giusto. Quando il Duellante Guardiano bloccò Gabriel, il cahalith scattò in avanti saltando al fianco dello spirito mentre assumeva la forma da combattimento.
Lo spirito non si curava degli attacchi che gli stavano arrivando, anche se andavano a fondo, mentre continuava a stringere, e Gabriel iniziò a sentire ferite profonde aprirsi sul suo corpo. Poi, qualche artiglio affondò oltre le sue previsioni. Non riuscì più a contrastare lo sforzo dell'ithaeur, lasciandolo libero, e si appellò al terreno per difendersi dal branco che era tornato in tutta la sua forza a circondarlo. Braccia di terra si alzarono e avvinghiarono i Lupi; ma il più grosso di loro riuscì a sfuggirgli, saltò oltre il terreno animato e colpì di nuovo. Pochi istanti dopo Gabriel era libero, e poi Pietro. Lo spirito si girò da una parte, dall'altra, ma la sua armatura non riusciva più a proteggerlo. Il primo colpo affondò il fianco, il Duellante si piegò, lasciando scoperto l'altro lato, offrendosi all'ultimo decisivo attacco. Pietro sentì la carne spirituale sotto le mascelle per un attimo, poi non sentì più alcuna resistenza. La sostanza spirituale scivolò via in una esplosione di pezzi di terra che si polverizzarono in aria, sparendo davanti ai loro occhi.
Un ululato di vittoria, nei recessi del sottosuolo spirituale, celebrò la fine e la fatica e la vittoria. Alla voce del calalith si unirono, una ad una, quelle del resto del branco, godendosi, per un attimo, la meritata vittoria in una delle loro giornate più lunghe, che ancora non era destinata a finire.


Puri
28 ottobre 2008
Una voce li distolse dalla gloria della vittoria; questa volta, fin troppo effimera.
Non era il suono della voce di Giulia, era una voce maschile, e tranquilla, e proveniva dall'ingresso. Si voltarono.
«Vi ringrazio di averci risparmiato il lavoro. Ora, non vorremmo uccidervi, e per come state messi sarebbe anche troppo facile».
Un uomo robusto e muscoloso stava in piedi vicino all'ingresso, apparentemente tranquillo, vestito in giacca e cravatta, fiancheggiato da altre due persone. Un uomo massiccio, coperto di cicatrici in ogni parte visibile, con un bracciale metallico attorno all'avambraccio, sembrava il più pronto al combattimento; ma a parlare era il più giovane dei tre, un ragazzo che dimostrava sì e no vent'anni, vestito semplice, indossava un mantello che il branco aveva già visto. Sulla destra, lontano dai suoi compagni, era chinato sul corpo di Giulia, ancora con una mano sulla sua testa e nell'altra la lama con cui l'aveva appena, con noncuranza, sgozzata.
Puri.

«Non vogliamo combattervi, vogliamo solamente che ci facciate passare».
I Forgiati dal Sangue strinsero i denti per la rabbia, cercando di riprendersi e pensare con lucidità. La loro forza d'urto era dimezzata, erano deboli, scarichi, questo sarebbe stato il momento giusto per leccarsi le ferite e rimettersi in sesto, ma i maledetti puri avevano scelto il momento più meschino per scontrarsi con loro. La mente di ognuno di loro sapeva che, in condizioni normali, avrebbero forse avuto la meglio, ma sapevano altrettanto bene che cercare lo scontro aperto in una situazione del genere avrebbe significato sconfitta, e visti gli avversari probabilmente morte.
Uno spirito dalle fattezze di un grosso gufo entrò nella stanza, andandosi ad appollaiare su una delle sporgenze della roccia.

Parlò Pietro. «Voi siete gli anshega che hanno osato invadere il nostro territorio?»
«Sì». Il giovane sembrava essere il portavoce del gruppo. «E ci scusiamo per l'invasione, ma era necessaria. Ciò che è la dentro è nostro di diritto, e non ce ne andremo in nessun caso senza di esso».
Il giovane si alzò, e tornò ad avvicinarsi a quello che doveva essere l'alfa. Nicolau si fece avanti, verso la salma di Giulia, e lasciò da parte il discorso per compiere il suo dovere spirituale, e iniziò a recitare la litania dell'Estrema Unzione.
«E – Cassio si inserì nel discorso – come volete farci credere che non volete combattere?»
«Siete deboli, lo avremmo già fatto se avessimo voluto. E avremmo vinto, lo sapete anche voi».
«Non è un discorso da “puri”… o sbaglio?» Gabriel continuava a stringere e allargare il pugno.
«Già». Sorrise. «Vi hanno detto un sacco di cose su di noi. Molte magari vere, ma – credetemi – ancora di più errate, o completamente al contrario. E credetemi, non chiedo di meglio di potervi raccontare la nostra versione della storia, ma prima vorremmo ciò che ci spetta. Lasciateci quello che ci serve, e noi vi lasciamo andare».
«Non mi sembra un patto vantaggioso». Per quanto continuasse a pensarci, Pietro non riusciva a trovare un modo per uscire da quella situazione. Forse il modo migliore era cambiarla. «Non mi sembra il posto giusto per discutere di un patto, no?»
Gabriel fece un passo di lato, lasciando arretrare Cassio. «Avete appena sgozzato la nostra compagna, non mi sembra che siate venuti in pace!» La sua voce tradiva appena una punta d'ira.
«Non era una vostra compagna, era già parecchio tempo che era un segugio funesto. L'abbiamo tolta di mezzo per voi. Prendetelo come un favore».
«Cosa?? E speri che noi crediamo a questo?» Pietro sapeva anche più degli altri che lei non era più dei loro, ma l'intromissione dei puri era imperdonabile. Stringeva le unghie sulla sua stessa carne per non saltare addosso a quei tre. «E comunque, Cosa fare con chiunque spetta a noi».
«Credetemi, è stato meglio così, non ve ne eravate neanche accorti. Noi lo sapevamo da un pezzo. E ormai è troppo tardi per recriminare».
«E quel mantello? – L'ithaeur indicò il ragazzo – Come l'avete preso?»
«Sappiamo che quel vampiro l'ha offerto anche a voi, ma avete rifiutato. Voleva bisogno di un locus libero, noi gliene abbiamo liberato uno dalle sue parti e ci ha dato questo. Un cretino che gioca senza sapere ciò con cui ha a che fare!»

Il discorso fu spezzato da Cassio che, dopo essersi infilato nella stanza, tornò con la reliquia. Era un dente, probabilmente la zanna di un gauru, o di un animale altrettanto grosso. Gli occhi di tutti e tre andarono alla zanna, e anche l'uomo in giacca e cravatta sembrò scosso, per un attimo.
«Voi volete questo, no? Bene, ripeteteci cosa ci date in cambio…»
«Vi ho detto, potremmo prendercelo passando sopra i vostri cadaveri. Lasciatecelo; e venite con noi, poi, e lasciate che vi racconti la nostra versione della storia».
«Non mi pare che sia una condizione vantaggiosa, sai? E non è detto che sia così facile ucciderci e restare vivi…»
Per la prima volta, l'alfa dei puri parlò, ma non si rivolse ai suoi avversari. Parlò al suo compagno, con tono sdegnato e spazientito. «Tel'ho detto che non sarebbe servito a niente. Prendiamocelo e basta».
«No». Non si stava opponendo al suo capobranco, ma la sua voce era carica di motivazione «Lo sai, questo è il mio compito, lasciami provare, sai che devo farlo».
L'alfa non disse altro, fece solo un breve cenno di stanco assenso. Era chiaro però che la sua pazienza avrebbe avuto presto fine, e che stava considerando tutto ciò una perdita di tempo. Tuttavia, il ragazzo aveva ancora spazio, e il branco di uratha si rese conto che non avrebbe avuto molte altre scelte per negoziare alcunché.
«Come ho detto, non è questo il posto per parlare. Se è vero che non volete la guerra, vediamoci in un altro posto. Noi portiamo la zanna. E tu potrai raccontarci la tua storia. In fondo, se vuoi la nostra fiducia devi anche darci un po' della tua».

Il ragazzo guardò il suo capo, ed il suo compagno. Poi tornò a parlare. «E sia, ci rincontriamo nel bosco, dove volete voi, fra due notti. Ma uno di voi viene con noi».
Gabriel fu il primo a offrirsi. Poi si offrì Pietro, e anche Nicolau. Gabriel voleva lasciare corda al resto del branco, senza dividere l'alfa dal gruppo. Però l'alfa sapeva che in quel momento era suo rischio esporsi per il branco, oltre al fatto che, ferito com'era, era l'anello più debole del gruppo. Tanto valeva stare fermo. Inoltre, due giorni a contatto con un branco di puri gli avrebbero detto su di loro molto di più di quanto gli avrebbero potuto raccontare dopo, e il suo auspicio lo spingeva con forza verso questa conoscenza.
Tagliando ogni discorso, iniziò a camminare verso i puri, lasciandosi andare alla forma umana in segno di pace. «Vengo io con voi, e restiamo all'interno del bosco».
«Per noi va bene».
Pietro si volse verso i suoi compagni. «Ragazzi, ci vediamo fra due giorni. Noi aspetteremo due giorni nella zona del bosco di Ceri, poi ci incontreremo alla radura».
«Contaci. Non ti lasceremo andare, lo sai?»
«Lo so». Sorridendo di rimando, fece un breve cenno di saluto al suo branco. Poi il cahalith scese in uran, sparendo nel cunicolo assieme al branco di puri.


Canto della prima notte
4 novembre 2008
Il resto del branco restò a guardarsi, riepilogando tutto quello che era successo nelle proprie menti. Il battito d'ali del grande gufo, spirito totem del branco di puri, aveva accompagnato il silenzio che ora regnava nell'aria. In un angolo si stava raffreddando il cadavere di Giulia, dall'altra parte una stanza piena di secolari iscrizioni e rituali era ormai vuota e inutile. I compagni di battaglia si guardarono l'un l'altro: sebbene rigenerati, i segni della battaglia li portavano ancora pesantemente addosso. Si sentivano spossati, svuotati della loro energia, la furia dentro di loro aveva dato il massimo, avevano vinto una lotta gloriosa per poi perdere una battaglia senza neanche la possibilità di combatterla.
Erano stati traditi, e ancora non riuscivano a capacitarsene. Gabriel guardò il cadavere della compagna, chiedendosi se avesse dovuto officiare un rito funebre o pisciarci addosso e lasciarla a marcire. Alzò lo sguardo verso il prete, e per un attimo lo invidiò. Egli gli era così convinto della propria fede che tutte le anime umane – o semi-umane – avevano lo stesso valore: avrebbe fatto il possibile per salvarle, così da lasciare la scelta suprema nelle esclusive mani di Dio.
Per un attimo fu tentato di chiedergli se l'estrema unzione avrebbe funzionato allo stesso modo anche per lo spirito; ma non importava, lasciò stare e volse lo sguardo.
«Andiamo?» chiamò, prendendo istintivamente la forma di uran.
«Qui non ci facciamo più nulla, ma dobbiamo portare via Giulia e darle degna sepoltura».
«Quanto degna è da vedere». La voce del rahu era sprezzante. Era da appena qualche giorno all'interno del branco, e per la cahalith, senza tante lotte fianco a fianco, era solo la salma di un avversario infame. «Ci ha tradito, e ci ha attaccato. Lasciamola qui».
«No. Portiamola via. Poi decideremo». Ismael spinse il muso fra le sue vesti, cercando un appiglio sicuro e iniziando a trascinarla, senza aspettare le voci degli altri. «Dobbiamo uscire di qui. Dobbiamo rinvigorirci, prima di tutto. Ci serve Essenza».
«Sì, andiamo». Gabriel voltò il muso alle spalle, aspettando che gli altri due prendessero le forme di uran, poi iniziò la salita. Nicolau si avvicinò a Ismael, e lavorando con ancora più rispetto del compagno, i due iniziarono a trasportare la salma verso l'esterno. Cassio, lentamente, chiuse la fila, lasciando deserta la tomba alle sue spalle.

Decisero per seppellire temporaneamente Giulia, lasciandola al riparo dalla corruzione dell'aria. Lontana dal luogo del riposo del primo alfa, Adriano, e di Garo, pianti e onorati compagni, la sua salma avrebbe aspettato giorni che la situazione si tranquillizzasse. Dopo il ritorno di Pietro, risolto il “problema” puri, gli uratha avrebbero deciso di cremarla in una pira funebre. Il minimo delle celebrazioni pagane, un piccolo onore per una persona che li aveva accompagnati in battaglia fianco a fianco a rischio della vita, ma nessun rito o riconoscimento del popolo per un Lupo che aveva tradito i suoi compagni.
Interrato il corpo, il branco corse lontano, fino al locus, per eseguire, per la prima volta, il rito della Caccia Sacra. Erano deboli, ancora sentivano le ferite, ed avevano bisogno di ricaricasi di energia. Per l'incontro che avevano in programma, avrebbero avuto bisogno di molta più Essenza di quella che gli avrebbero dato i due loci in quel breve tempo. I Lupi attesero nervosi che Ira dello Spirito, l'ithaeur del gruppo, richiamasse uno spirito. La fame era tanta, come lo era la voglia i rivalsa. Gabriel tracciò cerchi e continuò a ululare, richiamando la loro preda prescelta: un gaffling minore, spirito cinghiale. Lentamente, lo spirito animale prese consistenza di fronte a loro. Poi il rito fu chiuso, la preda iniziò a correre, ed i Lupi si lanciarono al suo inseguimento, la braccarono, lottarono furiosamente.
Lo spirito si dimostrò però più forte del previsto, oppure il branco era più stanco di quanto fosse disposto ad ammettere. Quando l'ultimo morso discorporò la preda, l'energia spesa per quel combattimento si rivelò più del nutrimento ottenuto, cosa che tinse anche quella piccola vittoria di un sapore amaro.


Era notte inoltrata, ormai. Gli uratha avevano affrontato una giornata di sforzi e di sconfitte, e per quanto volessero chiudere con una mossa positiva, furono costretti ad ammettere che non era più il caso di rimandare il riposo. Li aspettava uno scontro che non sapevano se avrebbero potuto vincere, e le scelte che dovevano fare sarebbe stato meglio farle a mente lucida.
I Forgiati dal Sangue tornarono lenti alla propria tana, nella notte, con lo sguardo rivolto a Luna. Lei stava cambiando il suo volto, oscurando l'ultima parte di falce. Gabriel guardò negli occhi l'ultima delle notti che lo benedicevano. “Stiamo per affrontare i nostri nemici giurati, nemici di Luna, e lei sta togliendo proprio adesso i suoi occhi da me ”.
“Stiamo per affrontare di nuovo i nostri nemici”. Ismael guardò il cielo, sapendo che fra due giorni avrebbe avuto il vantaggio della Luna nuova. “Dopo mesi, si sta chiudendo il primo cerchio, quando tutto questo è iniziato”.

La notte era silenziosa, e accompagnava i pensieri dei Lupi. Lentamente, però, iniziò a salire, lontano, un ululato. Un canto. La voce di Pietro li raggiungeva da lontano, riuscivano a udirla ancora, anche se lieve e lontana. Da qualche parte, nel bosco, il cahalith stava cantando.


Brivido…
…freddo, brivido…
…gelido, brivido…
…isolato.
Smarrimento
Paura
e Dubbio.
Uomo
e Lupo.
Entrambi.
Nessuno.
Brivido… incerto.
Brivido… uomo.
Identità smarrita.
Identità ritrovata.
Dove
Fra le Unghie
nei Denti
sul Sangue
nei Gridi.
Negli echi dei primi ululati
che spaccarono il mondo.
Onore.
Gloria.

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